Giosia

Giosia (Figlio di Amon), Re di Giuda: Il re che cercò Dio con tutto il cuore
​Giosia aveva solo otto anni quando iniziò a regnare, e regnò per trentuno anni a Gerusalemme. Fin dall’inizio, le Scritture ci dicono una cosa straordinaria su di lui: egli fece ciò che era giusto agli occhi dell’Eterno e camminò nelle vie di Davide, suo padre, senza deviare né a destra né a sinistra.
​Nel corso della sua giovinezza, nell’ottavo anno del suo regno, Giosia cominciò attivamente a cercare il Dio d’Israele e di Davide. Questo cammino di ricerca personale portò a un’azione profonda: nel dodicesimo anno iniziò a purificare Giuda e Gerusalemme dagli alti luoghi, dagli ascerim, dalle immagini scolpite e dalle immagini di metallo fuso. Fece lo stesso nelle città di Manasse, di Efraim e di Simeone fino a Neftali, ripulendo tutto intorno, prima di fare ritorno a Gerusalemme.
​Il ritrovamento della Legge e il ravvedimento
​Nel diciottesimo anno del suo regno, dopo aver purificato il paese e il tempio, Giosia ordinò di restaurare la casa dell’Eterno, il suo Dio. Proprio mentre si prelevava il denaro portato nella casa di Dio, il sacerdote Hilkiah trovò il Libro della Legge dell’Eterno, data per mezzo di Mosè.
​Quando il re udì le parole di quelle leggi, accadde qualcosa di profondo nel suo cuore: si stracciò le vesti. Comprendendo che l’ira dell’Eterno era su di loro perché i padri non avevano osservato la Sua Parola, Giosia mandò il sacerdote Hilkiah e altri funzionari dalla profetessa Huldah per consultare l’Eterno. La risposta fu chiara: la sciagura su Gerusalemme era inevitabile a causa dell’abbandono del Signore, ma poiché il cuore di Giosia si era intenerito e si era umiliato davanti a Dio — strappandosi le vesti e piangendo davanti a Lui —, i suoi occhi non avrebbero visto quella tremenda sciagura.
​La Pasqua e il tragico epilogo
​Subito dopo, Giosia celebrò a Gerusalemme una Pasqua solenne come non se ne vedevano dai tempi del profeta Samuele. Nessun re d’Israele aveva mai celebrato una Pasqua simile, con la partecipazione di sacerdoti, leviti e di tutto il popolo presente a Gerusalemme.
​Tuttavia, la storia terrena di Giosia ebbe un epilogo amaro. Quando Neko, re d’Egitto, salì per combattere sull’Eufrate, mandò a dire al re di Giuda di non avere intenzione di fargli guerra. Ma Giosia, nonostante fosse stato avvisato, non volle dare ascolto a quelle parole che venivano dalla bocca di Dio. Si travestì e andò in battaglia nella valle di Meghiddo, dove fu colpito dagli arcieri e gravemente ferito. Fu trasportato a Gerusalemme, dove morì e fu sepolto nei sepolcri dei suoi padri, compianto da tutto il popolo e dal profeta Geremia che compose un lamento per lui.
​Una testimonianza unica
​È particolarmente interessante sottolineare un dettaglio che rende Giosia una figura irripetibile: di lui viene detto esplicitamente che non deviò né a destra né a sinistra. Di nessun altro re viene spesa una parola del genere. Questo rende evidente quanto Giosia sia stato, nei fatti, il re più giusto agli occhi di Dio dopo il re Davide.